Perché la Musica? – (“Hai un’altra domanda?”)

Intervista a cura di Luca Greco (fattiefabulae.com)

Slep, perché la musica?

Hai un’altra domanda? (Tenterò di risponderti) In realtà, tutto quello che so è che musica e cibo sono le uniche due cose che abbiamo tutti in comune nel mondo. La musica viene normalmente descritta come un prodotto di intelligenza, udito, ascolto ecc ecc. Ma questa è un’analisi piuttosto superficiale, perché quando ascoltiamo musica si crea un’attività multipla di selezione, catalogazione, intuizione, utilizzo di codici matematici, propri della musica, un vettore di idee ed emozioni: ci lasciamo investire da questa onda sonora.

La musica è stata per me  una palestra per la mente, in quanto le diverse aree dei sentimenti, del cervello e della logica vengono stimolate”.

Qual è il suo ruolo sociale?

“La musica è un evento personale, un’emergenza, un’urgenza istintiva “egoistica”, neanche tanto ponderata. È sicuramente un linguaggio universale conosciuto da tutti e può avere un ruolo aggregativo e sociale. In America Latina, ad esempio, ci sono orchestre giovanili che contribuiscono nel tentare di sottrarre ragazzi disagiati alla malavita e alla droga.

Per quanto mi riguarda lavoro da 22 anni all’interno dei programmi di riabilitazione del carcere delle “Vallette” di Torino: oltre ad insegnare musica, cerco di “aprire delle finestre” a questi ragazzi che hanno ricevuto scarsa istruzione e non hanno visto altro che malavita e cose simili”.

Esiste una differenza tra le varie culture per quanto riguarda l’approccio alla musica?

“Per quello che mi è dato di sapere, in Occidente la musica è un fatto principalmente elitario, per poche persone che hanno una certa possibilità economica o un elevato grado di cultura; spesso invece diventa un optional (vedi corsi di cucina o giardinaggio). E’ la musica che sceglie te”.

Esiste, a tuo avviso, un metodo universale per insegnare la musica?

“No. L’unico “metodo” è quello di fare appassionare alla musica, organizzare materia e sistema di lavoro. Inoltre, chi insegna deve anche essere un po’ “psicologo” e cercare di capire chi ha di fronte e personalizzare il metodo. Spesso i ragazzi smettono di suonare perchè hanno come unico modello il successo, proposto dai format televisivi, per cui, quando non si sentono all’altezza dei loro idoli, abbandonano. Altri invece, più maturi, desistono quando ritengono di non aver “orecchio” o di essere “negati”. Molti in Occidente ignorano il fatto che esistono delle civiltà remote che, pur non utilizzando neanche la scrittura, considerano la musica come una testimonianza della loro stessa esistenza e non come un “hobby””.

Infine volevo farti questa domanda che è molto semplice, ma che secondo me è molto importante. Quanto è importante l’educazione alla musica?

“L’educazione all’ascolto e alla pratica della musica è uno stimolo alle emozioni e alla conoscenza di noi stessi: lo stare solo per tanto tempo, a studiare e scrivere musica, fa risparmiare un sacco di soldi in psichiatri e o personaggi simili”.

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